Nazaj

I primi due anni contano: niente schermi per una vista sana

Urša Pečjak, dr. med.

Urša Pečjak, dr. med.
specialista in oftalmologia

3303-4 min21. 01. 2026

nei bambiniocchi sani

Queste sono domande con cui i genitori si confrontano spesso e alle quali, nel mio lavoro, rispondo quotidianamente anche io. Lo sviluppo della vista, infatti, non avviene dall’oggi al domani. È un processo graduale che si svolge soprattutto in una fase molto precoce, quando il cervello è estremamente ricettivo agli stimoli dell’ambiente. Proprio per questo è importante ciò che il bambino guarda nei primi anni di vita e il modo in cui vive e percepisce il mondo.

La vista del bambino si sviluppa lentamente. Nel primo anno di vita raggiunge circa la metà dell’acuità visiva di un adulto. A tre anni è già molto migliore, intorno all’ottanta per cento, mentre diventa pienamente paragonabile a quella di un adulto solo all’ingresso a scuola. La visione dei colori si sviluppa invece molto prima. Già intorno al primo anno di età è quasi identica a quella degli adulti, anche se il bambino non è ancora in grado di nominare i colori.

I genitori sono spesso preoccupati anche per lo strabismo. Uno strabismo occasionale nei primi mesi di vita può essere del tutto normale, poiché la motilità e la coordinazione dei muscoli oculari sono ancora in fase di sviluppo. Si osserva più frequentemente quando il neonato è stanco o assonnato. Entro il terzo mese la situazione di solito si risolve spontaneamente. Intorno ai sei mesi la visione binoculare e la percezione della profondità sono già ben sviluppate e il bambino guarda stabilmente in modo parallelo. Se dopo questo periodo lo strabismo persiste, è consigliabile una visita oculistica.

L’acuità visiva viene controllata regolarmente dai pediatri durante le visite sistematiche a tre e cinque anni. Se in queste fasi il bambino non vede bene, è corretto proseguire gli accertamenti con uno specialista in oftalmologia.

E poi ci sono gli schermi.

Telefoni, tablet e computer non danneggiano direttamente gli occhi, ma possono influenzare in modo significativo lo sviluppo del sistema visivo. Uno dei motivi è che lo schermo è bidimensionale. Guardando uno schermo, il bambino non ha una reale possibilità di valutare distanze e profondità, il che può avere un impatto negativo sullo sviluppo della visione stereoscopica. Il mondo sullo schermo è piatto e superficiale, mentre il mondo reale offre continuamente al bambino stimoli e sfide che devono essere valutati con gli occhi e con il corpo allo stesso tempo.

I primi anni di vita sono anche un periodo di sviluppo cerebrale estremamente intenso. In questa fase si formano numerose nuove connessioni nervose. Lo sviluppo si basa sul movimento, sul tatto, sulle espressioni facciali e sull’interazione diretta. Il bambino apprende attraverso l’esperienza corporea, la risposta delle persone che lo circondano e l’esplorazione dello spazio. Lo schermo, invece, offre una stimolazione passiva e unidirezionale, senza un reale feedback da parte dell’ambiente.

Il rapido susseguirsi delle immagini sullo schermo influisce inoltre sulla capacità di concentrazione del bambino. Il bambino si abitua a stimoli continui, il che può ridurre la capacità di mantenere l’attenzione a lungo e di elaborare i dettagli. In seguito questo può manifestarsi nel passaggio alla lettura dei libri o nel gioco tranquillo, che richiedono maggiore concentrazione e perseveranza. In alcuni bambini possono comparire anche problemi comportamentali e un ritardo nello sviluppo del linguaggio.

Inoltre, il tempo trascorso davanti agli schermi spesso sostituisce il movimento e il gioco all’aria aperta. Questo non influisce solo sullo sviluppo della vista, ma anche sulla coordinazione, sull’orientamento spaziale e sullo sviluppo fisico generale.

Tutto ciò può sembrare preoccupante, ma l’obiettivo di queste informazioni non è spaventare i genitori. L’obiettivo è sensibilizzare. Le linee guida dell’OMS e le raccomandazioni di pediatri e oftalmologi sono chiare: i bambini fino ai due anni di età non hanno bisogno degli schermi. Tra i due e i cinque anni, il tempo davanti agli schermi dovrebbe essere limitato a meno di un’ora al giorno.

Se il bambino utilizza già uno schermo, è importante accompagnarlo, scegliere contenuti di qualità, garantire una distanza adeguata e una buona illuminazione dell’ambiente, e fare pause regolari.

La cosa più importante, però, è che gli schermi in età prescolare non accelerano lo sviluppo. Spesso, al contrario, sottraggono tempo ed esperienze che in seguito non possono essere recuperate. Invece di un cartone animato sul tablet, possiamo sfogliare insieme un libro illustrato, parlare, cantare, giocare sul pavimento o uscire all’aperto e osservare il mondo intorno a noi.

È proprio lì, nel movimento, nella relazione e nell’ambiente reale, che la vista del bambino si sviluppa nel modo più naturale e più sano.