La maggior parte delle persone si rivolge all’oculista quando si accorge di vedere peggio. Le lettere sul telefono diventano meno nitide, guidare di notte è più faticoso e leggere richiede maggiore sforzo. Tuttavia, una visita oculistica non serve soltanto a controllare la gradazione degli occhiali. Gli occhi sono una delle poche parti del corpo in cui il medico può osservare direttamente, senza procedure invasive, i vasi sanguigni, la retina e il nervo ottico. Per questo motivo, durante la visita possono emergere alterazioni che il paziente non percepisce ancora.
Gli occhi raccontano molto più di quanto vedete
Durante una visita oculistica, l’oftalmologo non valuta soltanto l’acuità visiva. Con la lampada a fessura, il microscopio e lenti speciali esamina la parte anteriore dell’occhio, il cristallino, la pressione intraoculare e, se necessario, anche il fondo oculare. Proprio l’esame del fondo dell’occhio è una delle indagini più preziose, perché consente di osservare direttamente la retina, i piccoli vasi sanguigni e il nervo ottico.
Questo è importante perché i vasi della retina fanno parte dello stesso sistema vascolare che irrora anche cervello, cuore e reni. Le alterazioni di questi piccoli vasi possono quindi riflettere ciò che accade in altre parti dell’organismo. Talvolta compaiono ancora prima che il paziente avverta sintomi.
Per questo motivo la visita oculistica non risponde soltanto alla domanda se siano necessari nuovi occhiali. Può essere anche un’opportunità per individuare precocemente segni di malattie che si sviluppano lentamente e che per lungo tempo non provocano sintomi evidenti.
Le malattie silenziose possono manifestarsi prima negli occhi
Il diabete e l’ipertensione arteriosa hanno una caratteristica comune che spesso ne ritarda il riconoscimento. Entrambe le malattie possono progredire per anni senza dolore e senza segnali chiari. Una persona può sentirsi bene mentre nei piccoli vasi sanguigni sono già in corso dei cambiamenti.
In caso di pressione arteriosa elevata per lungo tempo, i vasi della retina possono diventare più stretti e rigidi. Talvolta sono visibili piccole emorragie o altre alterazioni che indicano al medico una sofferenza del sistema vascolare. Nel diabete può svilupparsi la retinopatia diabetica, un danno ai piccoli vasi della retina causato dall’elevata glicemia. Questi cambiamenti inizialmente spesso non provocano dolore e non compromettono la vista. Il paziente non può notarli da solo, ma l’oftalmologo può identificarli durante l’esame del fondo oculare.
Questo non significa che l’oculista diagnostichi il diabete o l’ipertensione. Può però riconoscere segni che rendono opportuno un approfondimento con il medico di famiglia e ulteriori accertamenti. È proprio questo il valore della visita: talvolta non individua soltanto un problema agli occhi, ma suggerisce la necessità di guardare oltre.
Quando i cambiamenti si manifestano sulle palpebre, nello sguardo o sulla superficie dell’occhio
Alcuni cambiamenti sono visibili già durante il colloquio con il paziente. Le placche giallastre e leggermente rilevate sulle palpebre, chiamate xantelasmi, possono essere associate a livelli elevati di grassi nel sangue. Di per sé non rappresentano un pericolo per l’occhio, ma possono essere un motivo per discutere con il medico di famiglia l’opportunità di eseguire esami del sangue e valutare i fattori di rischio cardiovascolare.
Anche le malattie della tiroide possono manifestarsi attraverso gli occhi. In alcune forme di patologia tiroidea, in particolare nella malattia di Graves, si sviluppa un’infiammazione dei tessuti dietro gli occhi. Gli occhi possono apparire più sporgenti, lo sguardo più aperto e possono comparire sensazione di pressione dietro gli occhi, secchezza, lacrimazione o visione doppia. Talvolta il paziente o i suoi familiari notano prima il cambiamento dell’aspetto degli occhi e solo successivamente emerge uno squilibrio ormonale.
Un problema molto comune della vita moderna è rappresentato dagli occhi secchi e affaticati. Molte persone lavorano per ore davanti agli schermi, spesso in ambienti secchi o climatizzati. Gli occhi bruciano, sono arrossati, la vista si offusca a fine giornata e compare una sensazione di sabbia negli occhi. In alcuni casi si tratta principalmente di una conseguenza dell’uso prolungato degli schermi, in altri di una vera e propria malattia dell’occhio secco che richiede un trattamento specifico.
In ambulatorio osserviamo spesso che i pazienti sopportano questi disturbi per molto tempo perché li considerano una normale conseguenza del lavoro al computer. Quando i sintomi sono occasionali, possono essere utili pause regolari, una migliore illuminazione, l’umidificazione dell’aria e lacrime artificiali adeguate. Se invece i disturbi persistono per settimane, peggiorano o influenzano la vista, una visita è consigliata.
Quando non bisogna rimandare una visita oculistica
La maggior parte delle alterazioni oculari si sviluppa lentamente. Alcuni sintomi, però, richiedono una valutazione rapida. Una perdita improvvisa della vista in uno o entrambi gli occhi, una comparsa improvvisa di visione doppia, una perdita di una parte del campo visivo o nuovi lampi di luce non sono sintomi per cui sia opportuno attendere. Possono essere associati a problemi di circolazione, infiammazione del nervo ottico, alterazioni della retina o condizioni neurologiche.
Particolare attenzione merita un temporaneo oscuramento della vista in un occhio che si risolve spontaneamente dopo pochi minuti. I medici chiamano questa condizione amaurosi fugace. Poiché la vista ritorna normale, i pazienti talvolta la attribuiscono alla stanchezza o a una coincidenza. In realtà può rappresentare un segnale d’allarme di un problema circolatorio e richiede una rapida valutazione medica.
La regola è semplice: quando la vista cambia improvvisamente, quando il disturbo si ripete o quando non riuscite a spiegarne la causa, cercate assistenza immediatamente. In alcune situazioni, per gli occhi il tempo rappresenta una parte fondamentale del trattamento.
Una visita utile anche quando non avete disturbi
Gli occhi non sono soltanto l’organo che ci permette di leggere, lavorare e guidare. Sono anche una parte del corpo attraverso la quale il medico può osservare le conseguenze di alcune malattie sistemiche. Per questo motivo i controlli oculistici regolari non sono destinati soltanto alle persone che vedono peggio.
Dopo i quarant’anni una visita oculistica è consigliabile anche in assenza di disturbi visivi. In questa fase della vita diventano più frequenti cambiamenti come la presbiopia, l’aumento della pressione intraoculare, le prime alterazioni del cristallino e le malattie della retina. Nei pazienti con diabete, ipertensione, familiarità per glaucoma o altri fattori di rischio, i controlli devono essere più frequenti.
La frequenza dei controlli dipende dall’età, dalla storia clinica, dalla familiarità e dai risultati della prima visita. Per questo motivo la risposta migliore è sempre individuale. Dopo la visita, l’oftalmologo vi indicherà se è sufficiente un controllo tra alcuni anni oppure se, in base al rischio, sono necessari monitoraggi più ravvicinati.
Il valore più grande di una visita oculistica risiede spesso proprio nella possibilità di individuare i problemi prima che iniziate a notarli. Una buona vista è importante, ma non sempre garantisce che gli occhi siano sani.
