Non è raro che durante il primo controllo dopo l’intervento di correzione della vista io senta un racconto simile: la vista è eccellente, ma nell’occhio c’è ancora qualcosa che dà fastidio. Compaiono sensazione di sabbia, bruciore o graffiore, lacrimazione occasionale, sensazione di corpo estraneo oppure affaticamento oculare verso sera. Questo sorprende molte persone, soprattutto quando l’acuità visiva è già molto buona.
Questi disturbi vengono definiti secchezza oculare postoperatoria transitoria. Nella quasi totalità dei casi fanno parte del normale processo di guarigione e non rappresentano una complicanza. Tuttavia, poiché i sintomi possono protrarsi per diverse settimane e talvolta comparire proprio quando ci si aspetta il massimo comfort visivo, sono spesso motivo di preoccupazione. Comprendere perché si manifestano, come tendono a migliorare e quali segnali richiedono una visita di controllo aiuta ad affrontare il recupero con maggiore serenità.
Perché dopo l’intervento può comparire la sensazione di occhio secco
I sintomi dell’occhio secco dopo un intervento di correzione della vista hanno generalmente due origini. La prima è legata all’intervento stesso. Durante il rimodellamento della cornea, le piccole fibre nervose coinvolte nella sensibilità oculare e nella regolazione della lacrimazione subiscono modifiche temporanee. La seconda è rappresentata dalla terapia postoperatoria. I colliri utilizzati per prevenire infiammazioni e infezioni sono fondamentali per la guarigione, ma in alcuni casi possono influire temporaneamente sulla stabilità del film lacrimale, soprattutto se contengono conservanti.
La cornea è un tessuto estremamente sensibile. Le sue fibre nervose comunicano costantemente all’occhio quanto la superficie sia ben idratata e protetta. Dopo l’intervento, questa comunicazione tra cornea, palpebre e ghiandole lacrimali funziona per un certo periodo in modo diverso. Il film lacrimale risulta quindi meno stabile e l’occhio percepisce secchezza, irritazione, sensazione di sabbia o di corpo estraneo.
È interessante notare che, in questa situazione, gli occhi possono anche lacrimare di più. Questo confonde molte persone, perché sembra che lacrimazione e secchezza non possano coesistere. In realtà si tratta dello stesso problema. Le lacrime vengono prodotte, ma non si distribuiscono in modo uniforme e non rimangono abbastanza a lungo sulla superficie dell’occhio. Di conseguenza, l’occhio può essere contemporaneamente lacrimoso e secco.
Con la tecnica SMILE le modifiche alle fibre nervose corneali sono minori rispetto ai tradizionali interventi superficiali, per cui la sensazione di secchezza è generalmente meno intensa e di durata più breve. Questo rappresenta uno dei principali vantaggi della tecnica SMILE, soprattutto nei pazienti che presentano già prima dell’intervento una superficie oculare più sensibile. Con le tecniche Femto LASIK e PRK, invece, i sintomi della secchezza possono essere più marcati, soprattutto nelle prime settimane dopo l’operazione. In ogni caso, nella maggior parte dei pazienti si tratta di una fase prevedibile del recupero, che viene monitorata e tende progressivamente a risolversi.
Quando i sintomi dell’occhio secco possono essere più marcati
Alcune persone presentano già prima dell’intervento un film lacrimale meno stabile, anche se non sempre ne sono consapevoli. Finché indossano occhiali o lenti a contatto, tendono ad abituarsi a occhi stanchi, leggermente irritati o occasionalmente secchi. Dopo l’intervento, però, la superficie oculare è temporaneamente più sensibile e un problema precedentemente poco evidente può manifestarsi in modo più marcato.
La secchezza oculare è più frequente negli anziani, soprattutto nelle donne, nei soggetti con infiammazione cronica del bordo palpebrale, nelle persone affette da sindrome di Sjögren, in chi ha subito precedenti interventi oculari, traumi o infiammazioni, nonché in presenza di alcune malattie sistemiche. Anche determinati farmaci, come gli antidepressivi, e patologie come la sarcoidosi possono contribuire alla sensazione di occhio secco.
Per questo motivo la visita preoperatoria è così importante. Non valutiamo soltanto la miopia, l’astigmatismo e la cornea, ma anche la superficie oculare, il film lacrimale e il bordo delle palpebre. Se rileviamo segni di secchezza oculare, iniziamo il trattamento già prima dell’intervento. Una superficie oculare ben preparata riduce significativamente l’intensità dei disturbi postoperatori e facilita il recupero.
Nei pazienti con un rischio maggiore di secchezza oculare, il trattamento postoperatorio viene adattato fin dall’inizio. Talvolta consigliamo un utilizzo più frequente di lacrime artificiali senza conservanti, trattiamo l’infiammazione del bordo palpebrale, scegliamo la tecnica chirurgica più adatta oppure adottiamo misure specifiche per proteggere la superficie dell’occhio. L’obiettivo è pianificare l’intervento considerando l’intero occhio, non soltanto il difetto refrattivo.
Come si riducono normalmente i sintomi dell’occhio secco
Nei primi giorni dopo l’intervento il film lacrimale è meno stabile. L’occhio può essere sensibile, la sensazione di corpo estraneo più intensa e la lacrimazione più abbondante. Alcuni pazienti riferiscono la sensazione che le lacrime non riescano a rimanere sulla superficie dell’occhio. Si tratta di una situazione fastidiosa, ma generalmente tipica della fase iniziale della guarigione.
Nel primo mese il comfort tende a migliorare di settimana in settimana. I risvegli sono più piacevoli, gli occhi bruciano meno e la qualità visiva diventa più stabile. In questo periodo le lacrime artificiali senza conservanti sono molto importanti, perché aiutano a mantenere stabile il film lacrimale e a ridurre l’irritazione. È fondamentale utilizzarle regolarmente e non soltanto quando il fastidio è già intenso.
Tra il terzo e il sesto mese, nella maggior parte dei pazienti la sensazione torna quasi completamente normale. La percezione di sabbia negli occhi può comparire occasionalmente durante un uso prolungato del computer, in ambienti secchi o climatizzati, in presenza di vento o in condizioni di stanchezza. Si tratta di situazioni che possono irritare gli occhi anche nelle persone non operate.
Il recupero è generalmente riconoscibile dal fatto che la vista diventa più stabile, gli occhi risultano meno secchi al mattino, bruciano meno alla sera e le lacrime artificiali sono necessarie con minore frequenza. Quando questi segnali compaiono insieme, rappresentano un buon indicatore del ritorno a una superficie oculare più equilibrata.
Quando non bisogna aspettare il controllo programmato
La secchezza oculare postoperatoria prevedibile è fastidiosa, ma non pericolosa. Esistono però alcuni segnali che non fanno parte del normale recupero e richiedono una visita anticipata rispetto al controllo programmato.
È necessario prenotare immediatamente una visita se la vista dell’occhio operato peggiora improvvisamente e non migliora con il battito delle palpebre o con il riposo. Lo stesso vale in presenza di dolore intenso e persistente, forte sensibilità alla luce, marcato arrossamento con secrezione purulenta oppure una sensazione di corpo estraneo che non si attenua entro poche ore.
Durante la visita, il primo obiettivo è escludere condizioni più serie. Verifichiamo che l’occhio sia tranquillo, che la pressione intraoculare sia normale, che non vi siano segni di infiammazione o infezione e che la guarigione proceda come previsto. Se confermiamo che il problema è legato alla secchezza della superficie oculare, possiamo adattare il trattamento.
Spesso già una spiegazione dettagliata porta grande sollievo. Sapere che non è presente un’infezione, che l’occhio non è danneggiato e che la guarigione procede correttamente aiuta a comprendere meglio il problema. I sintomi della secchezza possono essere molto fastidiosi, ma la percezione cambia completamente quando si sa che si tratta di una condizione gestibile e che esiste un piano terapeutico chiaro.
Cosa possiamo fare se i sintomi della secchezza oculare durano più a lungo
Se i sintomi rimangono marcati dopo diverse settimane o persistono per mesi, vengono affrontati in modo strutturato. Innanzitutto valutiamo quali fattori contribuiscono al problema. In alcuni pazienti il principale disturbo è una ridotta produzione di lacrime. In altri, le lacrime evaporano troppo rapidamente dalla superficie dell’occhio. Spesso si associano infiammazione del bordo palpebrale, allergie, effetti di farmaci sistemici, cambiamenti ormonali o malattie sistemiche.
Il trattamento viene quindi personalizzato in base alla causa. In presenza di allergie possono essere prescritti colliri antiallergici. Nella forma iposecretiva dell’occhio secco, in cui la ghiandola lacrimale produce una quantità insufficiente di lacrime, possono essere utili colliri a base di ciclosporina. Nella forma iperevaporativa, caratterizzata da una rapida evaporazione delle lacrime, può essere indicata la terapia Optilight, che agisce sull’infiammazione del bordo palpebrale e sulla funzionalità delle ghiandole di Meibomio. Nei casi più marcati o persistenti possono essere utilizzate ulteriori opzioni terapeutiche. Tra queste vi sono colliri a base di insulina, trattamenti con derivati del plasma autologo, iniezioni di plasma sotto la congiuntiva o l’inserimento di piccoli plug nei puntini lacrimali per ridurre il drenaggio delle lacrime. Non tutti i pazienti necessitano di queste soluzioni, ma possono essere molto utili quando le misure standard non sono sufficienti.
In caso di secchezza oculare persistente dopo un intervento di correzione della vista, non è necessario limitarsi ad aspettare. Se il problema continua, è possibile valutarlo accuratamente e trattarlo passo dopo passo. Quasi sempre esiste un’ulteriore opzione terapeutica e il percorso più adatto viene individuato insieme al paziente.
La secchezza oculare dopo un intervento di correzione della vista è spesso una componente prevista del recupero e non una complicanza. Sapere in anticipo cosa è normale, quali segnali richiedono una visita e quali possibilità terapeutiche esistono rende il decorso postoperatorio più sereno. La cosa più importante è non affidarsi a supposizioni in caso di dubbi. Una visita permette rapidamente di capire se si tratta di una normale secchezza transitoria o di una condizione che necessita di ulteriori cure.
