In ambulatorio sento incredibilmente spesso la domanda: posso sottopormi a un intervento di correzione della vista se ho un astigmatismo? Molti infatti sono convinti che l’astigmatismo sia il motivo per cui l’intervento non è possibile. Che siano proprio i “cilindri” quell’ostacolo che li esclude automaticamente. In realtà è piuttosto il contrario. Proprio i pazienti con astigmatismo più marcato, dopo la correzione della vista, notano maggiormente come, oltre alla nitidezza, migliori anche la qualità della visione.
L’astigmatismo è più comune di quanto si pensi
L’astigmatismo è uno dei difetti refrattivi più frequenti. Secondo alcune stime, in diversi gradi è presente nella grande maggioranza degli adulti. Nonostante ciò, la percezione che se ne ha è spesso poco chiara. Molti sanno di avere il “cilindro”, ma non sanno esattamente cosa significhi né come influenzi la loro vista.
Nell’astigmatismo la cornea non è uniformemente curva in tutte le direzioni. Invece di essere perfettamente simmetrica, è più curva in un asse rispetto all’altro. Di conseguenza, la luce non si focalizza in un unico punto nell’occhio, ma si disperde. Il risultato è un’immagine meno nitida, a volte anche leggermente distorta.
Questo può manifestarsi in modi diversi. Alcuni notano una visione offuscata che nemmeno gli occhiali riescono a correggere completamente. Altri hanno occhi che si affaticano rapidamente, fanno più fatica a leggere, soffrono di mal di testa dopo il lavoro al computer oppure vedono peggio di notte. Sono frequenti anche riflessi e aloni attorno alle fonti luminose. Con valori più bassi, spesso la persona si abitua semplicemente a una qualità visiva leggermente ridotta. Nella correzione con gli occhiali l’attenzione è spesso rivolta soprattutto a miopia o ipermetropia, mentre l’astigmatismo rimane in secondo piano.
Per prima cosa dobbiamo capire di che tipo di astigmatismo si tratta
Quando valutiamo se un intervento di correzione della vista è adatto, la domanda più importante non è se il paziente ha astigmatismo, ma quale tipo di astigmatismo ha. Il più comune è l’astigmatismo regolare. In questo caso la curvatura della cornea è diversa nei due assi, ma la differenza è simmetrica e regolare. Questa forma può essere corretta molto bene con la moderna chirurgia refrattiva. L’astigmatismo regolare non rappresenta un ostacolo alla correzione. Fa parte del difetto refrattivo che viene corretto con l’intervento.
Diverso è il caso dell’astigmatismo irregolare. Qui la forma della cornea non è uniforme né prevedibile. Il pattern di curvatura può essere asimmetrico o alterato da una patologia. In questi casi il risultato della correzione è meno prevedibile. Alla base può esserci anche una malattia corneale, come il cheratocono, che richiede un approccio completamente diverso. Per questo motivo, nella valutazione preoperatoria, è fondamentale analizzare la cornea. La topografia corneale, la misurazione del suo spessore e l’analisi dettagliata della sua curvatura permettono di stabilire se l’astigmatismo è adatto alla correzione chirurgica e quale metodo sia il più indicato.
Come si può correggere l’astigmatismo
Quando si tratta di astigmatismo regolare, abbiamo a disposizione diversi approcci. La scelta del metodo non dipende solo dall’entità della diottria. Tra i fattori importanti consideriamo anche l’età, la forma della cornea, il suo spessore, la stabilità del difetto refrattivo e le aspettative del paziente. Nei pazienti più giovani, con una cornea idonea, la prima scelta è spesso la correzione laser. Durante l’intervento il laser rimodella la cornea, correggendone la curvatura irregolare. L’astigmatismo non è un aspetto secondario, ma fa parte del piano di correzione fin dall’inizio. Le moderne tecniche laser lo correggono in modo preciso e prevedibile.
Quando la cornea non è adatta al laser o quando i valori della diottria sono più elevati, si può prendere in considerazione una lente intraoculare fachica. Anche questa esiste in versione torica, progettata per correggere l’astigmatismo.
Dopo i quarant’anni si apre spesso un’altra possibilità. Il cristallino naturale inizia a perdere elasticità e compare la presbiopia. In alcuni casi sono presenti anche i primi segni di cataratta. In queste situazioni si può valutare la sostituzione del cristallino. La lente naturale viene sostituita con una artificiale. Si possono utilizzare lenti toriche o multifocali toriche, correggendo contemporaneamente la diottria, l’astigmatismo e la visione da vicino legata all’età. Nei casi di astigmatismo più elevato, questa è spesso una soluzione molto elegante.
Cosa notano per prima cosa i pazienti dopo la correzione
Le persone che hanno convissuto per anni con l’astigmatismo spesso pensano di sapere bene cosa le disturba. Dopo una correzione riuscita, però, vengono spesso sorprese da altro. Non solo l’immagine è più nitida, ma la visione nel complesso è più stabile, più pulita e meno faticosa. Molti riferiscono che la guida notturna diventa più facile. I riflessi luminosi sono meno fastidiosi, l’abbagliamento si riduce e l’immagine appare più stabile. Alcuni notano per la prima volta anche una diversa percezione dello spazio, come se il campo visivo fosse più ampio e meno limitato.
Ricordo bene una paziente con un astigmatismo elevato, alla quale abbiamo operato prima un occhio. Quando è tornata per il controllo, ha descritto la sua esperienza in modo molto vivido.
Dal lato dell’occhio operato aveva la sensazione che l’immagine si fosse ampliata. Nell’altro occhio, ancora non operato, percepiva invece come se mancasse qualcosa. Come se esistesse un bordo che prima non aveva mai notato, perché era sempre stato lì. Descrizioni come questa mostrano chiaramente quanto l’astigmatismo possa influenzare la qualità della visione, anche quando una persona non se ne rende conto per anni.
Quando non consiglio l’intervento
Naturalmente esistono anche casi in cui non consiglio l’intervento di correzione della vista a causa dell’astigmatismo. Sono prudente soprattutto in presenza di astigmatismo irregolare, cornea asimmetrica o patologicamente alterata, secchezza oculare avanzata, alcune malattie retiniche e nel cheratocono. In questi casi è necessario prima monitorare e comprendere la condizione di base dell’occhio e, se necessario, trattare altre cause del peggioramento visivo, anziché pensare subito alla correzione della diottria. Nei pazienti più giovani con cheratocono, ad esempio, si interviene prima sulla cornea, ad esempio con il cross-linking. Solo successivamente si valuta come e se correggere il difetto refrattivo.
L’astigmatismo di per sé non è quindi un ostacolo. È un fattore importante che influisce sulla qualità e sulla nitidezza della visione, ma non è quello che da solo determina se l’intervento sia possibile. Il fattore decisivo è la salute della cornea.
