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Cinque fatti sull’intervento per le palpebre cadenti

Jasna Perković, dr. med.

Jasna Perković, dr. med.
specialista in oftalmologia

194 min13. 02. 2026

palpebre

Quando parlo con i pazienti dell’intervento per le palpebre cadenti, noto subito che le informazioni non mancano. Manca però chiarezza. Alcuni arrivano con aspettative irrealistiche. Altri sono preoccupati per qualcosa che nella pratica accade molto raramente. Altri ancora scoprono solo durante la visita che il problema che li disturba forse non si trova nemmeno dove inizialmente pensavano.

Per questo ritengo importante che il dialogo sulla blefaroplastica sia semplice, comprensibile e pratico. Di seguito ho raccolto cinque fatti che spiego spesso ai pazienti già all’inizio. Aiutano a comprendere l’intervento e a rendere la decisione più consapevole.

1. L’intervento alle palpebre è tra i più comuni

Molti restano sorpresi da quanto sia frequente l’operazione per le palpebre cadenti. Secondo le statistiche internazionali, la blefaroplastica è da anni tra gli interventi estetici più eseguiti al mondo. Negli ultimi tempi è addirittura ai primi posti della classifica.

È particolarmente interessante che si tratti di uno dei pochi interventi estetici molto diffusi anche tra gli uomini. Questo naturalmente non significa che sia adatto a tutti. Significa però che è una procedura ben studiata e consolidata, eseguita quotidianamente.

Sappiamo quindi molto bene a chi può essere utile, quali risultati si possano realisticamente aspettare e quali siano i suoi limiti. La blefaroplastica non è una moda, ma un intervento standardizzato con criteri medici e funzionali chiari.

2. A volte il problema sono le sopracciglia cadenti

Molti pensano che la pelle in eccesso della palpebra superiore sia sempre l’unica causa dell’aspetto stanco degli occhi. Nella pratica, però, vedo spesso che un contributo importante deriva anche dall’abbassamento delle sopracciglia. Non si tratta di un cambiamento della palpebra stessa, ma di una graduale discesa dei tessuti sopra l’occhio, che esercitano pressione sulla palpebra superiore creando l’aspetto cadente.

Questo è importante sia per la pianificazione dell’intervento sia per le aspettative. La blefaroplastica da sola non solleva le sopracciglia. Per questo una valutazione corretta della situazione è spesso ancora più importante dell’esecuzione stessa dell’intervento. Prima dobbiamo capire esattamente cosa stiamo correggendo.

3. La blefaroplastica non elimina le rughe perioculari né le occhiaie

È importante comprenderlo prima dell’intervento. La chirurgia delle palpebre corregge le palpebre cadenti, ma non tutte le alterazioni che le persone spesso attribuiscono alla zona intorno agli occhi.

La blefaroplastica non elimina le rughe perioculari e non corregge le occhiaie. Le rughe sono legate soprattutto alla mimica facciale e alla qualità della pelle. Le occhiaie, invece, dipendono dall’anatomia delle palpebre inferiori e dalla pigmentazione cutanea. Si tratta di problematiche diverse, che richiedono un approccio differente.

Talvolta può essere indicata una combinazione di trattamenti. In altri casi, la soluzione migliore è comprendere chiaramente cosa l’intervento può realmente cambiare e cosa no.

4. Non valuto solo la palpebra, ma anche la superficie oculare

Nella correzione delle palpebre mi interessa più della semplice quantità di pelle in eccesso. Valuto sempre anche lo stato della superficie oculare. La blefaroplastica può influire sull’idratazione dell’occhio, soprattutto nelle persone che già soffrono di secchezza oculare.

In questi casi spesso consiglio un trattamento preliminare, come OptiLight o LipiFlow, oltre a un’igiene accurata e al massaggio del bordo palpebrale. Dopo l’intervento possono comparire alterazioni temporanee della produzione lacrimale; in alcuni casi possono durare più a lungo.

Per questo la valutazione della lubrificazione della superficie oculare è una parte fondamentale di ogni consulenza. Non è una formalità, ma un fattore importante per la sicurezza e il comfort dopo l’intervento.

5. Il risultato è duraturo, ma non uguale per tutti

I pazienti mi chiedono spesso se il risultato sia permanente. La risposta non è bianco o nero. Secondo i dati della Cleveland Clinic, il risultato dell’intervento alle palpebre superiori dura generalmente dai cinque ai sette anni. In alcuni casi anche molto più a lungo. Per le palpebre inferiori, invece, l’intervento è spesso sufficiente per un periodo molto prolungato e raramente viene ripetuto.

Questa è una buona notizia. Allo stesso tempo è importante aggiungere un altro aspetto: il volto continua a cambiare nel tempo. La pelle invecchia. I tessuti si modificano lentamente. L’intervento può migliorare il punto di partenza, ma non può fermare il tempo.

I pazienti più soddisfatti sono quelli che lo comprendono. Che sanno che l’intervento non cambia la loro identità, ma li aiuta a far sì che il loro volto appaia di nuovo più riposato e aperto.

Per questo mi sembra corretto concludere così: la blefaroplastica non è magia e non è un filtro. È un intervento chirurgico preciso, con possibilità chiare e limiti chiari. Quando le aspettative sono realistiche e il piano è adattato ai vostri occhi, può essere una procedura molto discreta e al tempo stesso molto efficace.